Accompagnare alla morte

Accompagnare alla morte, esperienza di vita

La morte è il più grande tabù della nostra epoca.

Nella visione della società moderna, la morte è considerata soprattutto un fatto medico perché è vista come la fine dell’esistenza individuale.

Questa immagine attuale della morte deriva in parte dalla scienza moderna, che ci porta, attraverso le sue scoperte, ad immaginare e a sperare una vita sempre più lunga. Ne consegue, però, la paura dell’uomo ad affrontare le diverse fasi del fine vita in cui il dolore e la morte sono sempre più medicalizzati a scapito della dimensione privata e familiare.

Il nostro rapporto con la morte dipende dal rapporto con il dolore, con noi stessi, con la nostra concezione della spiritualità.

Quando una persona si ammala, è chiamata ad affrontare un difficile cammino, quali che siano le sue forze fisiche e psicologiche, come ad esempio le persone con demenza, per le quali non c’è ancora una cura ma solo qualche possibilità per rallentarne gli esiti infausti.

Molto spesso si è impreparati rispetto alla malattia di una persona cara: quando non c’è più niente da fare per arrivare ad una guarigione, diventa essenziale prendersi cura in modo globale della persona, non solo della malattia.

La morte e il lutto fanno parte della vita

La morte ci mette di fronte all’innegabile verità dell’ impermanenza: tutto viene e va, ogni vita viene e va. La morte e il lutto fanno parte della vita e provare a rimuovere questa verità comporta un enorme dolore.

Meditare sulla morte e prendersi cura di chi muore sono invece modi per affermare la vita; assistere una persona prossima alla morte, può rilevarsi un’esperienza intensa, intima e profondamente vivificante.

Come accompagnare una persona che sta morendo

Accompagnare una persona che sta morendo, secondo lo psicologo Galgani, vuol dire “stare accanto ad un altro essere umano che sta attraversando il momento più importante della propria vita dopo la nascita, ovvero l’avvicinarsi alla propria morte”.

Accompagnare qualcuno nel processo del morire significa non lasciarlo solo, significa soprattutto non voltare le spalle nei momenti più duri ma restare presenti nel territorio del mistero e delle domande senza risposta.

Per accompagnare una persona che sta per morire, soprattutto se è un proprio caro, sono indispensabili coraggio e flessibilità.

Secondo la tradizione buddista, accompagnare qualcuno che sta per morire comporta delle attività assolutamente ordinarie: significa offrire all’altro una presenza serena e affettuosa, niente di speciale, semplice gentilezza umana.

Ad esempio, per esprimere compassione, si può offrire il dono del contatto oppure quello di un ascolto attento, particolarmente prezioso per qualcuno che sta morendo, qualità in cui l’attenzione è diretta non solo all’altro ma anche alla propria interiorità.

Accompagnare una persona che sta per morire significa compiere un viaggio nel dolore e nel cercare di dare un senso a quello che sta accadendo. Tuttavia, quando ci si prende cura di chi si ama nel modo più integro e impeccabile possibile, quando si sente di aver dato tutto senza tralasciare nulla, allora certamente si soffre, ma si sperimenta anche un senso di gratitudine e serenità.

Esperienza di crescita

La malattia terminale è un evento doloroso che entra nel quotidiano di una famiglia e modifica la dimensione temporale: fa crollare tutte le certezze in un attimo, azzera completamente il tempo e mette in discussione i sistemi interni di riferimento.

Se non ci si chiude al dolore, la malattia permette di rivalutare le priorità personali, fa emergere domande sul tempo che rimane da vivere e su ciò che conta davvero nella vita.

 

Per saperne di più, contattami

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *